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Appunti di viaggio: la finestra sul mondo

Editoriali / Travel / 27 agosto 2014

Di ritorno da un giro turistico in Islanda, forse per deformazione professionale da architetto, mi ritrovo ora a riflettere su come in quei luoghi si vive il rapporto dell’ambiente domestico tradizionale, intimo e privato, con quello esterno, pubblico e visibile.

Immaginate di camminare lungo il marciapiede di una strada e di vedere al vostro fianco una casetta in legno, di due piani al massimo, rivestita in lamiera colorata a tinte forti. Immaginate il tetto a capanna tipico dei paesi del Nord, ancora colorato, con le falde così spioventi da puntare vertiginosamente verso il cielo. Immaginate il buio quasi totale e perenne dell’inverno, il freddo, la pioggia, la neve, le sferzate del vento che soffia violento dall’Oceano Atlantico.

Ebbene siamo ai margini del Circolo Polare Artico, siamo nella terra del ghiaccio e del fuoco, dove l’uomo nulla può contro le forze della Natura che regna inesorabile e sovrana.

Qui la casa, prima ancora di essere il luogo in cui identificarsi, è il caldo focolare domestico dove trovare rifugio e conforto fisico. Qui la casa è il luogo sicuro della vita tranquilla e ritirata, dove trascorrere le lunghe e buie giornate d’inverno al riparo dalle intemperie.

Ma torniamo alla casetta in legno e poniamo l’attenzione sulle sue finestre, a dire il vero non troppo grandi.

Notiamo che i sistemi di apertura permettono solo alcuni esigui spiragli sull’esterno: difatti non è necessario spalancarne le ante, perchè fa freddo e tira vento, e una minima fessura è più che sufficiente per il ricambio d’aria. Non ci sono né imposte e né tapparelle: non servono perchè d’inverno la notte scura occupa gran parte della giornata, mentre la luce forte e bianca della fresca estate è ben gradita; e quando non lo è viene schermata con un morbido tendaggio coprente. Il serramento è rigorosamente allineato sul filo esterno della facciata, così da far guadagnare più superficie possibile al davanzale interno che, diventando parte integrante dell’arredo, viene utilizzato come elegante ripiano di appoggio.

Ed è qui che, nonostante l’impossibilità di affaccio dalle finestre, si coglie la piacevole volontà della famiglia islandese di estendere il proprio intimo e privato sul mondo esterno dialogando con esso.

La finestra diventa cioè la vetrina della casa, ben visibile dall’esterno, da personalizzare con ogni sorta di ricamo, suppellettile, lampada, pianta od orpello. Quasi come fosse un biglietto da visita o di presentazione che saluta l’estraneo di passaggio sul suolo pubblico, o che accoglie l’amico visitatore dandone il benvenuto.

Ora che sono a casa, pensando al tendaggio bianco inamidato e anonimo che aderisce al vetro della nostra finestra sul mondo, mi chiedo… Ma quanto siamo chiusi ed introversi noi altri, comodamente appollaiati nelle nostre case e sempre preoccupati a mascherare e a difendere la nostra privacy?!

 

 

Elena Canali per toutcourt.org

 

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