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In Italia non c’è futuro! Fortuna ch’io ho preso l’aereo…

Editoriali / Sguardi / 30 ottobre 2014

A volte mi domando come abbia fatto a convivere per buona parte del “Lato A” della mia vita in un Paese come l’Italia. No, non voglio fare quella che sputa nel piatto dove ha mangiato, e nemmeno mi sognerei di offendere le mie origini ed i miei affetti, per carità. Al contrario, questo sfogo nasce proprio dal fatto che io mi senta orgogliosa di essere italiana per molte ragioni (dalla mia famiglia, alla nostra storia, ad esempio) e che, allo stesso tempo, esistano altre ragioni che invece mi spingono a vergognarmi di esserlo. Sarà che da ormai diversi anni la osservo da una città che viaggia alla velocità della luce come New York, ma caspita, è mai possibile che da noi, che in passato siamo stati capaci di “civilizzare” gran parte del Globo, anche le cose più elementari siano diventate difficili? A cosa mi riferisco? A tutto. In Italia è difficile trovare lavoro, è difficile costruirsi una famiglia, è difficile trovare posti in cui esista la fibra ottica, è difficile dar vita ad un’idea trasformandola in business, è difficile valorizzare far funzionare i musei, insomma è difficile tutto, persino pagare una bolletta del telefono o del gas.

Confesso che ogni volta che mi collego a Skype ed ascolto i racconti degli amici, mi domando per quale motivo non abbiano ancora fatto le valigie. Non è semplice mollare tutto e ripartire da zero, io ne so qualcosa, ma è ancora più difficile e avvilente rimanere in un posto che ti condanna a rimanere fermo allo zero. Magari, se sei bravo bravo potrai raggiungere lo zero virgola qualcosa, ma non di più se alle spalle non hai una famiglia ricca o qualche santo in paradiso disposto a credere ciecamente in te (e dal quale comunque sarai sempre vincolato). Ah no, dimenticavo, in effetti un’altra possibilità c’è, ed è quella di fare la zoccola e di aprire le gambe di fronte alle persone giuste.

Sfogo a parte, voglio condividere con voi questo momento. Sono in pausa pranzo, e mi trovo su una panchina a Central Park, dove ho appena finito di mangiare il mio solito veggie sandwich con uova sode, e di sfogliare i giornali sull’iPad. Un tizio tutto strano mi è appena passato davanti, curvo su una bicicletta da corsa che ad occhio e croce avrà avuto una settantina d’anni. Sono andata sul sito del Corriere ed ho letto che i politici si accapigliano per la Leopolda. Che non è manco una donna in carne ed ossa, ma una ex stazione ferroviaria, e mi rendo conto che è la metafora perfetta della nostra povera Italia. Tutti fermi ad aspettare un treno in una stazione fantasma, in cui i treni non passano più. Fortuna che io ho preso l’aereo!

 

Marta per toutcourt.org

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