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E adesso? La pubblicità!

Editoriali / Sguardi / 20 settembre 2014

 

Sono le 9 di mattina.

È bel tempo, fresco, azzurro e con un po’ di vento, che alleggerisce già l’idea di mattina e di tutto l’ingombro di cose che si porta dietro.

E mi tocca pure rallentare con la macchina, strano, sono strade abbastanza tranquille queste. Invece sono invase di mamme. E di sgambettanti bambini.  Ed è così, che nausea, sudore, nebbia e rabbia si palesano, sotto forma di quei piccoli rosei e adorabili visetti.  Perché io, alle 9 di mattina, vado a prendere del materiale pubblicitario, e mi riempio la giornata di parole, di messaggi, di hashtag, di comunicati stampa; che per carità, non sono cose brutte. Ma la mia è una maternità che non sboccia. Che è imprigionata in un si ed in un no. Il mio si ed il no della persona che amo.

Così, vedere l’impegno di queste donne mi mette i brividi. E immagino cosa farei io se dovessi occuparmi di un bimbo, di come farei ad insegnarli certe cose, ma la mia è una maternità che non sboccia, e ferisce, in realtà, ferisce anche chi amo perché sono sempre pronta a recriminare.  Solo che non so come si arriva ad essere pronti, come si prova ad essere pronti insieme, come si manda avanti una relazione in cui c’è questa divergenza punitiva.

Il vigile sta facendo attraversare forse cento milioni di bambini perché sono ancora ferma e non riesco a smettere di pensare, non riesco a togliere questa patina, che è un po’ la patina dentro – che avvolge anche altri sentimenti -, e io vorrei solo tornare alla mia pubblicità, e almeno pensare che la giornata sarà davvero ingombrante di cose che so gestire. Di cose che non comportano invece rivoluzioni.

Eppure non sto male.

Non so bene descrivere il sentimento, forse delusione, disincanto, sì delusione per qualcosa che è nata (mmh nascere non è il verbo giusto in questo contesto) per qualcosa che abbiamo creato pensando ad un futuro che ora non esiste e che priva invece di dare.  Sono le 9.04, mi sembrano passati invece gli ultimi anni, tutti in fila, come truppe in ritirata, una terra promessa che non si trova.   E ora sfilano solo le mamme, che chissà quanti fardelli nascondono nelle super borse, ma sono mamme, piene della luce di quegli occhi giovani che le amano.

E così, tristemente, le invidio.

 

Viola per toutcourt.org

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