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SILENZIO

Editoriali / Sguardi / 19 ottobre 2014

 

Quello che non ti tocca direttamente lo puoi provare a comprendere ma hai un limite dato dalla mancanza del dolore. Ti immedesimi ma non subisci quella stretta al cuore, il senso di impotenza, la rabbia ed il successivo silenzio.

Senti parlare di lavori perduti, aziende che chiudono, licenziamenti.  Prove durissime che stracciano la speranza. 

Sei partecipe ma distante. Poi un giorno tutto cambia. Sei nel novero di chi dice “ho perso”. Hai lottato per quella tua amata/odiata attività, hai tentato con tutte le armi di non mettere il cartello “chiuso”. Hai sperato che qualcosa cambiasse, hai continuato rimettendoci. 

Il conto troppo salato arriva. Devi dire basta. Una pugnalata in pieno petto, un mondo che si rovescia sulle tue spalle, un colpo allo stomaco. Il silenzio. 

È andata in fumo una vita di sacrifici, soddisfazioni, incazzature, sogni ed incubi. Una morte annunciata da conti che non tornavano più. 

Lo prevedevi, forse. Lo vivi ed è tutto diverso. 

Ti riciclecarai, troverai un’altra strada, proverai ad uscirne ma la ferita non si rimarginerà mai. Si sommerà ad altre, rimanendo sempre pronta a riaprirsi. 

Quel mal comune che in tanti ti presentano per consolarti, non funziona. Sei tu che chiudi, sei tu che ti senti perdente. 

Puoi scegliere: piangere o adirarti.

Oggi lasciatemi la prima opzione. Domani è un altro giorno, sperando che tutto il dolore si trasformi in forza. Anzi, lo diventerà come sempre.

Un abbraccio sentito a coloro che conoscono quello di cui parlo.

 

 

Patrizia Grilli per toutcourt.org

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